Itto Kuetani – Scultore ambientale

Kazuto Kuetani

Itto Kuetani – Scultore ambientale

Continua la nostra ricerca sugli scultori del marmo e delle pietre

Oggi conosceremo Kazuto Kuetani (detto Itto), nato a Kozan, prefettura di Hiroshima, tre anni prima del disastro nucleare che diventerà energia ispiratrice e input fondamentale del proprio lavoro artistico. Le sue sculture infatti hanno come temi principali il dialogo, il sacro, la Storia, il rapporto uomo-ambiente. Le sue opere spesso ricordano degli “ingressi”, delle porte, delle bocche, che ci invitano a “entrare”, a esplorare ciò che non conosciamo (o che avevamo dimenticato), ma soprattutto a fermarci e ad ascoltare. Kuetani non inscena conflitti ma tenta dialoghi; tutte le opere del primo periodo fino alla metà degli anni ’80 porteranno nomi come “Family”, “Dialogue”, “Communication”.

Superfici di marmo grezzamente lavorato e contorto e superfici levigate ed erette al cielo tentano costantemente di ricongiungersi, di afferrarsi, senza cercare di prevalere l’una sull’altra, consapevoli della necessità della loro esistenza reciproca. Negli anni ’80 lo scultore approda alla cosiddetta scultura ambientale.

Da singole sculture posizionate in spazi all’esterno o all’interno di edifici come il Family, di fronte al Fuchu Cultural Center; il Dialogue, di fronte alla Fuchu Higashi Senior High School e il Monument for peace, all’interno dello Hiroshima Peace Memorial Museum, le opere iniziano a diventare attraversabili, non occupano più uno spazio, ma diventano uno spazio occupabile, o meglio, attraversabile, esperibile.

Ma entra ora in gioco un terzo elemento, la persona, che si inserisce nella mischia e inizia a interagire, a muoversi, a tentare di capire e riconciliare.

Il marmo privilegiato dallo scultore Kuetani, alla fine degli anni ’90, è il bianco assoluto del marmo di Carrara e per il granito, ritenuti più adatti a esprimere un altro elemento che modificherà nuovamente e in maniera significativa la morfologia (non l’essenza) della sua opera. Viene aperto al pubblico nel 2000, dopo circa quindici anni di lavoro, quello che può considerarsi come il capolavoro di scultura ambientale di Kuetani, il “Colle della Speranza” (Hill of Hope), presso il tempio buddista di Kosanji, nel distretto di Toyota, a Hiroshima. Una vera e propria acropoli che si estende per un area di circa 5000 metri quadri, inserendosi tra il paesaggio delle colline naturali e delle montagne e il complesso del tempio e del museo.

Composto da una quantità innumerevole di blocchi di marmo di Carrara fatti arrivare via mare dall’Italia, il complesso, inserendosi a metà tra l’elemento paesaggistico e quello “culturale”, ne vuole esaltare di entrambi l’aspetto spirituale. Si tratta di forme mobili, dinamiche, ora nuovamente grezze e incomprensibili all’uomo, ora perfettamente adattate a esso: senza alcuna soluzione di continuità la superficie della pietra diviene in certi tratti una gradinata, una sedia o un tavolino, per poi rituffarsi nuovamente in un magma di forme contorte e incontrollate.

L’amore di Kuetani per la pietra è legato inscindibilmente alla sua passione per la storia greca e romana, per i suoi monumenti e i suoi marmi, muti testimoni di antichi fasti, personaggi ed eventi. Entra nella Facoltà di scultura dell’Accademia Nazionale di Roma nel 1969, studiando con Pericle Fazzini, di cui diventerà assistente, e vivrà per i successivi quarant’anni parte a Carrara, dove lavora, e parte in Giappone, dove vedono la luce le sue sculture ambientali.